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"Sotto il crinale e altri racconti" di Ernest Hemingway***

Qualche tempo fa, grazie a Michela, ho saputo di questa collanina del Sole 24 ore dedicata ai racconti. Siccome David dice che non scriverò mai un romanzo, ma sarò colui che risolleverà il genere del racconto nel nostro bel NarraPaese, ho deciso di cominciare a comprarli e vedere cosa ne usciva.
Costano 0.50 in più del Sole, ma se voi andate in edicola a fine giornata e fate gli occhi dolci alla tipa dietro al banco, gli sono sicuramente avanzati e ve lo dà (il libro) per soli 50cent, anche se non si potrebbe.
Comunque, anche se vi leggete il Sole, male non può farvi, che almeno vi accorgete di quante palle ci stanno raccontando su Pil, deficit e il rischio di .
Libri brevi post brevi.

Il primo, 4 settimane fa, erano 4 racconti di Hemingway. 
E io ero contento.
Contento perché come voi sapete, io sono ignorante, ma determinato a curarmi, e quindi a leggere i pallosissimi romanzi di Ernesto, prima o poi.
Ecco quindi che mi andava più che bene, leggiucchiare qualcosa di suo, così, tanto per assaggiarlo.
I racconti del libro sono "La denuncia" "La farfalla e il carro armato", "La sera prima della battaglia" e "Sotto il crinale". Beh, diciamo che mi sono piaciuti, sì. Il suo raccontare la guerra civile di Spagna è davvero molto luminoso, arioso, chiaro. Nessun pietismo, ma solo realismo e concentrazione sulle piccole cose. Nel primo racconto, per dire, noi leggiamo del Chicote (fil rouge di quasi tutti i racconti), un bar di Madrid - anzi, IL bar di Madrid - dove noi vogliamo andare a farci un cocktail. Già, perchè inizialmente è questo che viene messo davanti al naso del lettore, con una prima persona fredda di un delatore. Anzi, peggio, di uno che spinge alla delazione. E così ecco che quel che si racconta è il dietro le quinte. 
Lo stesso succede negli altri tre racconti, dove si parte con un particolare, per allargare la descrizione alla guerra civile, pur raccontandola come sfondo, e non come protagonista.
Come assaggio hemingwayiano, quindi, direi che è rapido e gradevole.
Tenete presente che sono 100 pagine, ma scritte in un tranquillo times new roman 12 a interlinea 1 e mezzo, e quindi ve lo leggete in un paio d'ore, in relax.
Ah, il mio preferito è il terzo racconto, dove si racconta della notte precedente alla battaglia vissuta da un carrista che è lanciato in un'operazione che sa essere suicida,o quasi. La guerra raccontata, fra partite di dadi e una pessima cena, è molto lontana da una strumentalizzazione della pietà o della commiserazione. C'è un fatalismo quasi venato di fastidio, in questi soldati che raccontano la guerra, e mi è piaciuto.

3 commenti:

  1. Beh il vecchio è e resta un grande, almeno per la mia generazione. La prima volta che ho dovuto scrivere un dialogo, non ne avevo la minima idea, ho aperto un Hemingway e ho capito.
    L'ho anche utilizzato per la Macelleria come fonte di ispirazione :-D
    Infatti sono stata trombata.

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  2. Bravo Gelo! e il 2 luglio W il PAPA.
    Si viodin vinars, sot il crinal cal smicje viars la plane.
    Mandi

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  3. Credo sia il mio romanziere preferito e mi chiedo cosa intendi per romanzi pallosi:-)
    Se intendi il vecchio e il mare e Verdi colline d'Africa concordo,
    ma
    Fiesta
    Addio alle armi
    Per chi suona la campana, io li ho letti filati filati senza pause e il terzo sono 500 pagine fitte fitte.
    Comunque, mi auguro proprio che David non sbagli previsione, ma anche per me come "raccontatore" hai della stoffa :D

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